La tendinite al polso è un dolore localizzato su un tendine preciso, quasi sempre provocato da un aumento improvviso di un gesto ripetuto. Si tratta con il carico progressivo e non con l’immobilizzazione, e il recupero richiede da sei settimane a tre mesi.
Il punto che quasi nessuna pagina italiana precisa: oltre le prime settimane il tendine non è più infiammato. È indebolito. Il che cambia completamente quello che bisogna fare.
Cosa fa male esattamente
I tendini che muovono la mano non si fermano al polso, lo attraversano. Passano dentro guaine strette, veri e propri tunnel, in cui devono scorrere migliaia di volte al giorno. Quando l’attrito aumenta troppo, il tendine e la sua guaina reagiscono.
Le cause sono quasi sempre le stesse: un gesto ripetuto la cui frequenza o il cui carico sono aumentati di colpo. Un trasloco, un lavoro manuale nuovo, ore di tastiera in più, un neonato da sollevare venti volte al giorno. Ne discende un segno molto utile: il dolore di una tendinite è preciso. Si può indicare con un dito. Si accende su un movimento identificabile e si spegne quando lo si evita. Un dolore diffuso su tutto il polso, che cambia posto o che sveglia la notte con formicolii, non è tendineo.
Quale tendine: il test in tre pressioni
Prima di iniziare qualsiasi esercizio bisogna sapere quale struttura è in causa, perché il lavoro non è lo stesso.
| Dove fa male | Nome | Il segno che orienta |
|---|---|---|
| Lato pollice, sopra lo stiloide radiale | Tenosinovite di De Quervain | Pollice chiuso nel pugno, polso inclinato verso il mignolo: dolore vivo |
| Dorso del polso, al centro | Tendinite degli estensori | Dolore quando alzate il polso contro resistenza |
| Lato mignolo | Tendinite dell’estensore ulnare del carpo | Dolore ruotando l’avambraccio, palmo verso l’alto poi verso il basso |
| Palmo, con formicolii nelle prime tre dita | Non è una tendinite | Formicolii notturni: si cerca il tunnel carpale |
La tenosinovite di De Quervain merita una parola in più, perché è la più comune. Colpisce i due tendini del pollice sul lato esterno del polso, e si vede spesso dopo una nascita, quando si solleva un neonato più volte al giorno, oppure con l’uso intensivo del pollice sullo smartphone.
Perché il riposo non basta
Il riflesso è di fermare tutto e aspettare. Funziona finché dura, e fallisce appena si riprende. La ragione è che, dopo alcune settimane, non si sta più trattando un’infiammazione.
Quando si osserva al microscopio un tendine doloroso da mesi, non si trovano quasi cellule infiammatorie. Si trovano fibre di collagene disorganizzate, un tessuto ispessito, vasi e terminazioni nervose nuovi. Il termine esatto è tendinopatia, e la letteratura chiede da più di vent’anni di abbandonare « tendinite » in questo contesto.
Il tessuto tendineo si rimodella sotto tensione. Senza tensione non si rimodella affatto: un polso immobilizzato tre settimane esce dal tutore più debole di quando ci è entrato.
pazienti tornati allo sport dopo dodici settimane di lavoro eccentrico, contro zero nel gruppo trattato con riposo e antidolorifici. È lo studio che ha ribaltato la gestione delle tendinopatie.
Alfredson e coll., American Journal of Sports Medicine, 1998
Il protocollo che ha prove
Dodici settimane, tre fasi
Settimane 1 e 2, calmare senza immobilizzare
Riducete il gesto scatenante, non tutti i movimenti. Un tutore solo di notte o durante il lavoro che fa male, mai tutto il giorno. Un polso immobilizzato per tre settimane perde forza e rigidità tendinea.
Settimane 3 a 8, caricare lentamente
Avambraccio sul tavolo, mano nel vuoto, un peso leggero. Salite aiutandovi con l’altra mano, scendete da soli contando fino a tre. Tre serie da quindici, un giorno sì e uno no. Aumentate il peso appena diventa facile.
Settimane 9 a 12, tornare al gesto reale
Reintroducete progressivamente il movimento che aveva causato il problema, con il carico più basso e la durata più corta possibile, poi risalite. È la fase più saltata, ed è quella che evita la ricaduta.
Un riferimento semplice per regolare il carico: durante l’esercizio un dolore di 4 o 5 su 10 è accettabile. È la mattina dopo che giudica. Se il polso è come il giorno prima, continuate. Se è un po’ più dolente ma torna normale in un’ora, restate su quel livello. Se il dolore è più forte e resta, tornate indietro di un gradino.
Le altre cure, e quello che valgono
- La fisioterapia serve soprattutto a impostare e correggere gli esercizi nelle prime sedute. Le terapie passive, ultrasuoni e massaggi, non hanno prove su questo quadro.
- Modificare il gesto è la metà del lavoro. Alzare lo schermo, cambiare mouse, portare il neonato con l’avambraccio invece che con il pollice, alternare le mani su un attrezzo.
- Il ghiaccio ha senso nei primi giorni di un dolore acuto. Su un polso che fa male da mesi non c’è più nulla da raffreddare.
- L’infiltrazione allevia bene e in fretta, e non ricostruisce nulla. Se vi viene proposta, tenete comunque il programma di esercizi: il sollievo senza rinforzo è la ricetta della recidiva.
- La chirurgia resta rara e riservata ai De Quervain resistenti dopo diversi mesi di trattamento ben condotto.
Resta il terreno di fondo, quello che non si vede sull’ecografia: l’infiammazione silente partecipa alla qualità del tessuto tendineo e alla sua capacità di ripararsi. Sonno, movimento regolare e alimentazione ricca di vegetali agiscono su di esso, mentre le esclusioni alimentari di moda, a cominciare da quella del glutine, non hanno mostrato nulla su questo piano. Alcuni estratti vegetali dotati di prove cliniche, curcumina e boswellia in particolare, sono studiati su questo terreno e contano a una condizione: essere realmente assorbiti, cosa che la curcumina standard non fa. È il problema che ha guidato la nostra formula costruita sulla biodisponibilità, alla base del nostro integratore per le tendiniti. In accompagnamento agli esercizi, mai al posto loro.
Quando consultare
- Formicolii o intorpidimento nelle prime tre dita, soprattutto notturni.
- Un polso gonfio, caldo e arrossato, o un dolore comparso dopo una caduta.
- Una perdita di forza che fa cadere gli oggetti.
- Un dolore che dura oltre tre mesi nonostante un lavoro di carico regolare.
Domande frequenti
Come capire se ho una tendinite al polso?
Il dolore è localizzato su un punto preciso e si accende con un movimento identificabile, non con tutti. Premete il lato del pollice, poi il dorso, poi il lato del mignolo: uno dei tre risponde più degli altri. Se invece avete formicolii nelle prime tre dita, soprattutto di notte, il quadro non è tendineo e va cercato altrove.
Come si cura la tendinite al polso?
Con un carico progressivo, non con l’immobilizzazione. Il tutore serve per qualche ora nei momenti in cui il gesto fa male, non tutto il giorno. Il lavoro utile consiste in movimenti lenti contro un peso leggero, ripetuti per almeno otto settimane, con carico crescente.
Quanto tempo dura la tendinite al polso?
Da sei settimane a tre mesi con un lavoro di carico regolare. Senza fare nulla può durare molto più a lungo e recidivare, perché il tendine non è stato rinforzato. Oltre i tre mesi vale la pena rivedere il gesto quotidiano che l’ha provocata: spesso non è mai stato modificato.
Il tutore per il polso serve davvero?
Sì, ma per un uso mirato. Riduce il dolore durante i gesti che tirano il tendine e permette di continuare a lavorare. Portato in permanenza produce l’effetto opposto: il muscolo si indebolisce e il tendine perde rigidità, quindi il dolore ritorna appena lo si toglie.
Gli antinfiammatori funzionano sulla tendinite al polso?
Nelle primissime settimane possono aiutare a dormire e a iniziare gli esercizi. Oltre quel momento agiscono sul dolore e non sulla causa, perché il tendine non è più realmente infiammato. Non sostituiscono il lavoro di carico e non accorciano il recupero.
Da ricordare
Il gesto utile oggi: appoggiate l’avambraccio sul tavolo, prendete una bottiglietta d’acqua e fate scendere il polso lentamente, tre serie da quindici. E identificate il gesto quotidiano che ha provocato tutto, perché nessun esercizio compensa un gesto che continua.
Da ricordare per il resto: il tutore si porta a ore, non a giornate, e oltre le sei settimane non state calmando un’infiammazione ma ricostruendo un tendine.
Fonti
Khan K.M., Cook J.L., Kannus P. et al. (2002). Time to abandon the “tendinitis” myth. British Medical Journal, 324(7338), 626-627. DOI: 10.1136/bmj.324.7338.626
Cook J.L., Purdam C.R. (2009). Is tendon pathology a continuum? A pathology model to explain the clinical presentation of load-induced tendinopathy. British Journal of Sports Medicine, 43(6), 409-416. DOI: 10.1136/bjsm.2008.051193
Alfredson H., Pietilä T., Jonsson P., Lorentzon R. (1998). Heavy-load eccentric calf muscle training for the treatment of chronic Achilles tendinosis. American Journal of Sports Medicine, 26(3), 360-366. DOI: 10.1177/03635465980260030301
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Sivrika A.P., Papadamou E., Kypraios G. et al. (2023). Comparability of the effectiveness of different types of exercise in the treatment of Achilles tendinopathy: a systematic review. Healthcare, 11(16), 2268. DOI: 10.3390/healthcare11162268