I telomeri sono le estremità dei cromosomi, fatte dalla sequenza TTAGGG ripetuta migliaia di volte. Proteggono il DNA e si accorciano a ogni divisione cellulare. Quando diventano troppo corti la cellula entra in senescenza e smette di dividersi. Fumo, obesità e stress cronico accelerano il processo.
Sui telomeri circolano due racconti opposti. Uno li descrive come il cronometro della vita, con l’idea implicita che allungarli significhi vivere di più. L’altro li liquida come una curiosità da laboratorio. La ricerca degli ultimi vent’anni dice qualcosa di più preciso, e di meno rassicurante, di entrambi.
Che cosa sono i telomeri
Ogni cromosoma umano termina con una regione di DNA non codificante, formata dalla sequenza di sei basi TTAGGG ripetuta da qualche centinaio a diverse migliaia di volte. Questa è la struttura chiamata telomero. Il nome viene dal greco telos, fine, e meros, parte.
Il paragone più usato è quello del cappuccio di plastica all’estremità dei lacci delle scarpe: senza, il laccio si sfilaccia. Il telomero fa lo stesso lavoro. Impedisce che le estremità dei cromosomi vengano scambiate per rotture del DNA e riparate per errore, cioè fuse tra loro. Non lo fa da solo: un complesso di sei proteine, chiamato shelterin, ripiega l’estremità su sé stessa in una struttura ad ansa e la nasconde ai sistemi di riparazione.
Perché si accorciano a ogni divisione cellulare
Il motivo è un limite tecnico della macchina che copia il DNA. Durante la replicazione, l’enzima che sintetizza il nuovo filamento non riesce a copiare l’ultimo tratto di uno dei due filamenti. A ogni ciclo si perde quindi un pezzetto di estremità. È il cosiddetto problema della replicazione terminale, e la parte sacrificata è proprio il telomero.
DALLA DIVISIONE CELLULARE ALLA SENESCENZA
La senescenza cellulare non è la morte della cellula. La cellula senescente resta viva e attiva, e produce segnali infiammatori che agiscono sui tessuti intorno. È questo, più della semplice perdita di capacità di dividersi, che collega l’accorciamento dei telomeri all’invecchiamento dei tessuti.
La telomerasi, l’enzima che li ricostruisce
Esiste un enzima capace di riallungare i telomeri, la telomerasi. La sua scoperta è valsa il Nobel per la medicina nel 2009 a Elizabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak. Porta con sé un proprio stampo di RNA e aggiunge nuove ripetizioni TTAGGG all’estremità del cromosoma.
Nell’adulto la telomerasi è però spenta quasi ovunque. Resta attiva nelle cellule staminali, nelle cellule germinali e in alcune cellule del sistema immunitario. E resta attiva, purtroppo, nella grande maggioranza delle cellule tumorali: è uno dei meccanismi con cui un tumore diventa capace di dividersi senza limite.
Questo spiega perché « attivare la telomerasi » non è un obiettivo terapeutico semplice. La stessa leva che rinvia la senescenza rimuove anche una barriera contro la proliferazione incontrollata. Nessun integratore in commercio in Italia può vantare un’azione sulla telomerasi: non esiste alcuna indicazione autorizzata in tal senso.
« Più lunghi » non vuol dire « meglio »
Qui sta il punto che quasi nessuna pagina divulgativa riporta, ed è il più importante. Un’ampia analisi di randomizzazione mendeliana pubblicata su JAMA Oncology nel 2017 ha usato varianti genetiche come strumento per stabilire un rapporto di causa. Ha coperto 35 tumori e 48 malattie non tumorali, su 420 081 casi e oltre un milione di controlli.
Il risultato va contro l’intuizione. Telomeri geneticamente più lunghi risultano associati a un rischio maggiore di diversi tumori, con effetti forti per il glioma e per l’adenocarcinoma polmonare. Sul versante opposto, sono associati a un rischio minore di cardiopatia ischemica e di malattia polmonare interstiziale.
RISCHIO ASSOCIATO A TELOMERI GENETICAMENTE PIÙ LUNGHI
La conclusione pratica è netta: l’obiettivo ragionevole non è allungare i telomeri, è non accorciarli più in fretta del dovuto. Ed è su questo che lo stile di vita ha davvero presa.
Che cosa accorcia i telomeri più in fretta
Lo studio di Valdes e colleghi sul Lancet (2005) ha misurato i telomeri dei globuli bianchi in 1 122 donne dai 18 ai 76 anni. La perdita media legata all’età è risultata di 27 paia di basi all’anno. Su questo sfondo, due fattori si sono staccati.
OBESITÀ
Le donne obese avevano telomeri più corti di 240 paia di basi rispetto alle donne magre, l’equivalente di circa 9 anni di invecchiamento aggiuntivo.
FUMO
Relazione dose-dipendente: ogni pacchetto-anno fumato equivale a 5 paia di basi perse in più, il 18 % della perdita annuale media.
STRESS CRONICO
Nelle donne con lo stress percepito più alto, telomeri più corti dell’equivalente di almeno 10 anni di invecchiamento aggiuntivo.
Il filo comune tra i tre è lo stress ossidativo. Le sequenze telomeriche, ricche di guanina, sono particolarmente sensibili al danno ossidativo, e ogni lesione non riparata accelera l’erosione a ogni replicazione, con una riparazione che consuma NAD+ a ogni passaggio. Ridurre il carico infiammatorio e ossidativo complessivo è quindi la leva più sensata, e passa prima di tutto dall’alimentazione. Chi lavora su questo terreno con un supporto nutrizionale può considerare una formula costruita sulla biodisponibilità, come il nostro integratore antinfiammatorio.
Alimentazione e movimento: che cosa mostrano gli studi
La dieta mediterranea
Lo studio di Crous-Bou e colleghi, pubblicato sul BMJ nel 2014, ha analizzato 4 676 donne sane della Nurses’ Health Study di cui erano disponibili sia la lunghezza telomerica sia un questionario alimentare dettagliato. Una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è risultata associata a telomeri più lunghi, con un andamento coerente lungo tutta la scala di aderenza.
È un dato osservazionale, quindi non dimostra un rapporto di causa. Ha però un pregio raro: il modello alimentare misurato è esattamente quello che la maggior parte degli italiani ha già a portata di mano.
| Componente della dieta mediterranea | Ruolo plausibile sui telomeri |
|---|---|
| Olio extravergine d’oliva | Polifenoli con attività antiossidante |
| Verdura e frutta in abbondanza | Folati e vitamine antiossidanti |
| Legumi e cereali integrali | Fibra, minore carico glicemico |
| Pesce azzurro | Acidi grassi omega 3 |
| Carne rossa e trasformata limitate | Minore carico pro-ossidante |
L’attività fisica
Tucker ha analizzato 5 823 adulti americani della coorte NHANES (Preventive Medicine, 2017). Riferimento utile: i telomeri risultavano più corti di 15,6 paia di basi per ogni anno di età. Gli adulti del gruppo ad attività fisica elevata avevano telomeri più lunghi di 140 paia di basi rispetto ai sedentari, un divario che corrisponde a circa 9 anni di invecchiamento cellulare.
Il dettaglio che rende lo studio interessante è la soglia. La differenza si vedeva tra attività elevata e attività moderata, non solo tra attività e sedentarietà. I 150 minuti a settimana di attività moderata raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità sono un pavimento, non un traguardo. Se riprendete a muovervi dopo anni di fermo e le vostre articolazioni protestano, una formula pensata per l’artrosi può accompagnare la progressione senza sostituire la gradualità.
I test della lunghezza telomerica valgono i loro soldi?
Diversi laboratori privati offrono in Italia la misurazione della lunghezza telomerica a partire da un prelievo, spesso con la promessa di restituire un’« età biologica ». Tre osservazioni prima di spendere i vostri soldi.
La prima: la misura è di popolazione, non individuale. Le associazioni descritte sopra emergono su migliaia di persone; su un singolo prelievo la variabilità biologica e tecnica è ampia. La seconda: la lunghezza si misura sui globuli bianchi, che non rappresentano necessariamente gli altri tessuti. La terza, la più concreta: nessuna linea guida clinica prevede una decisione medica basata su questo valore. Un esame che non cambia nessuna decisione è un esame che informa poco. La stessa obiezione vale per il dosaggio della superossido dismutasi proposto da alcuni laboratori privati.
Un’eccezione esiste, ed è tutt’altra cosa: nelle sindromi da telomeri corti, malattie rare ereditarie, la misurazione fa parte del percorso diagnostico specialistico. Non ha niente a che vedere con il test acquistato online.
Che cosa fare, concretamente
Non esiste in Italia alcun trattamento autorizzato per agire sui telomeri, e nessun integratore può dichiarare di allungarli. Restano le leve che gli studi associano a un’erosione più lenta, tutte già note per altri motivi: non fumare, mantenere un peso nella norma, muoversi con regolarità e intensità sufficienti, mangiare mediterraneo, e trattare lo stress cronico come un problema di salute e non come un tratto caratteriale.
Se avete un dubbio su una stanchezza che non passa, su un valore anomalo o su una familiarità che vi preoccupa, il vostro medico di base è il punto di partenza: è lui che decide quali esami servono e se è il caso di consultare uno specialista. Il farmacista resta l’interlocutore per verificare che un integratore non interferisca con la vostra terapia in corso. E ogni integratore venduto in Italia deve essere notificato al Ministero della Salute, con un registro pubblico che si consulta in trenta secondi.
Che cosa sono i telomeri e a cosa servono?
Sono le estremità dei cromosomi, formate dalla sequenza TTAGGG ripetuta migliaia di volte. Servono a proteggere il DNA: impediscono che le estremità cromosomiche vengano scambiate per rotture e riparate per errore, cioè fuse tra loro. Si accorciano a ogni divisione cellulare.
Che cosa accorcia i telomeri?
Prima di tutto il numero di divisioni cellulari, quindi l’età. Poi tre fattori misurati negli studi: il fumo, con una relazione dose-dipendente, l’obesità, associata a telomeri più corti di 240 paia di basi, e lo stress psicologico cronico. Il meccanismo comune è lo stress ossidativo, a cui le sequenze telomeriche sono particolarmente sensibili.
Qual è l’enzima che allunga i telomeri?
La telomerasi, scoperta da Elizabeth Blackburn, Carol Greider e Jack Szostak, premi Nobel per la medicina nel 2009. Nell’adulto è attiva quasi solo nelle cellule staminali e germinali, e nella maggior parte delle cellule tumorali. Attivarla non è quindi un obiettivo terapeutico semplice.
Avere telomeri più lunghi è meglio?
Non necessariamente. Un’analisi di randomizzazione mendeliana su 35 tumori e 48 malattie non tumorali ha rilevato che telomeri geneticamente più lunghi sono associati a un rischio maggiore di diversi tumori, e a un rischio minore di cardiopatia ischemica. L’obiettivo sensato non è allungarli, è non accorciarli più in fretta del dovuto.
Ci sono cibi che allungano i telomeri?
Nessun alimento ha dimostrato di allungare i telomeri, e nessuna indicazione del genere è autorizzata in Europa. Uno studio osservazionale su 4 676 donne ha però associato una maggiore aderenza alla dieta mediterranea a telomeri più lunghi. È un’associazione di popolazione, non un effetto dimostrato su una singola persona.
Vale la pena misurare la lunghezza dei telomeri?
Fuori dalle sindromi da telomeri corti, che sono malattie rare seguite in ambito specialistico, no. Il valore si misura sui globuli bianchi, ha una variabilità ampia sul singolo individuo e nessuna linea guida clinica prevede una decisione medica basata su di esso.
Quali malattie sono legate ai telomeri?
Le più chiaramente collegate sono le sindromi da telomeri corti, un gruppo di malattie rare ereditarie che comprende alcune forme di fibrosi polmonare, di insufficienza midollare e la discheratosi congenita. Per le malattie comuni il legame è statistico e complesso, e va nei due sensi a seconda della patologia.
Fonti
- Haycock P.C., Burgess S., Nounu A. et al. Association Between Telomere Length and Risk of Cancer and Non-Neoplastic Diseases: A Mendelian Randomization Study. JAMA Oncology, 2017. DOI: 10.1001/jamaoncol.2016.5945
- Valdes A.M., Andrew T., Gardner J.P. et al. Obesity, cigarette smoking, and telomere length in women. The Lancet, 2005. DOI: 10.1016/S0140-6736(05)66630-5
- Epel E.S., Blackburn E.H., Lin J. et al. Accelerated telomere shortening in response to life stress. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2004. DOI: 10.1073/pnas.0407162101
- Crous-Bou M., Fung T.T., Prescott J. et al. Mediterranean diet and telomere length in Nurses’ Health Study: population based cohort study. BMJ, 2014. DOI: 10.1136/bmj.g6674
- Tucker L.A. Physical activity and telomere length in U.S. men and women: An NHANES investigation. Preventive Medicine, 2017. DOI: 10.1016/j.ypmed.2017.04.027
- Blackburn E.H., Epel E.S., Lin J. Human telomere biology: A contributory and interactive factor in aging, disease risks, and protection. Science, 2015. DOI: 10.1126/science.aab3389